venerdì 21 luglio 2017

Sputa tre volte / Davide Reviati

Sputa tre volte / Davide Reviati. Roma: Coconino Press, 2016.

Sputa tre volte è il lavoro che - dopo il successo già ottenuto da Morti di sonno - ha portato alla ribalta l'universo grafico e concettuale di Davide Reviati, fumettista proveniente dalla provincia di Ravenna.

Non so se chi legge ha presente l'oggetto di cui stiamo parlando, ma è bene sapere che si tratta di un volume di 562 pagine, un tomo densissimo, che a differenza di molte altre pubblicazioni del genere, non è un libro da leggere in un'oretta di pausa. E questo sia per le dimensioni sia per la concentrazione e l'attenzione che la lettura di questo volume richiede.

Sputa tre volte appartiene a uno dei generi più rappresentati nel mondo dei graphic novel, ossia il racconto di formazione semiautobiografico che si focalizza sull'età di passaggio per eccellenza alla vita adulta, ossia l'adolescenza.

Qui il protagonista è Guido, un ragazzetto piuttosto scapestrato, che non ne vuole sapere della scuola e preferisce andare in giro a cazzeggiare con gli amici di sempre, Grisù e Katango. Ma dove vive Guido, ossia nella profonda provincia romagnola, da sempre è in atto una contrapposizione tra gli abitanti del luogo, i "gagi", e gli zingari, i "sinti", disprezzati dalla popolazione e considerati responsabili di tutto quello che di negativo accade in questa piccola comunità.

Tutti, fin da bambini, introiettano questo disprezzo e questo senso di superiorità culturale, anche quando tra le vite dei "gagi" e quelle dei rom non c'è poi così tanta differenza, o quando i percorsi degli uni si incrociano più o meno volontariamente con quelli degli altri. Dietro un'apparenza che tiene gli zingari a distanza quasi fossero tutti matti o appestati, gradualmente si scopre che la realtà è molto meno ordinata e i ruoli molto meno definiti di quanto non appaia a prima vista.

E Guido lo scoprirà a poco a poco.

La narrazione di Reviati procede secondo un ordine non cronologico, muovendosi avanti e indietro nel tempo, per episodi e fasi che vedono Guido bambino, adolescente o giovane prima di spiccare il volo. La stessa alternanza e mescolanza caratterizza i racconti del reale e quelli onirici e mentali. Il lettore è dunque risucchiato in questo mondo cupo, guardato attraverso gli occhi di un bambino e poi di un adolescente, e quindi a tratti incomprensibile.

Fin qui potrebbe sembrare qualcosa di già visto e letto; in realtà l'albo di Reviati emerge grazie al suo respiro ampio, che dalla vicenda personale e tutto sommato limitata di Guido si allarga a una riflessione più ampia su storia, cultura e usi della popolazione rom. Il breve racconto a fumetti finale dedicato alla poetessa rom Papusza e l'ampia bibliografia finale sono la testimonianza definitiva del fatto che quello di Reviati è un vero romanzo in forma di fumetto.

E come tutti i romanzi che si rispetto durante la lettura delle sue pagine si alternano momenti di spaesamento, altri di noia e alcuni di vera e propria illuminazione, vignette e pagine che restano davvero negli occhi e nella mente.

Un graphic novel di cui non ci si innamora immediatamente ma che conquista lentamente, e forse per questo in maniera più durevole.

Voto: 3,5/5

mercoledì 19 luglio 2017

Tre piani / Eshkol Nevo

Tre piani / Eshkol Nevo; trad dall'ebraico di Ofra Bennet e Raffaella Scardi. Vicenza: Neri Pozza, 2017.

La simmetria dei desideri, il romanzo che ha reso celebre Eshkol Nevo, mi era piaciuto molto, sia nei contenuti sia nella scrittura.

Con questa predisposizione positiva ho dunque affrontato anche la lettura di Tre piani, da poco uscito per Neri Pozza. Questo nuovo romanzo si articola in tre storie il cui contenitore comune è la medesima palazzina di un quartiere di Tel Aviv.

La prima storia è ambientata al primo piano ed è quella di Arnon e Ayelet, che hanno due figli, una delle quali, la piccola Ofri, essi affidano di tanto in tanto ai vicini di casa Ruth ed Hermann. Fino a quando un giorno Hermann non sparisce portandosi dietro Ofri e i fantasmi su quello che è potuto succedere non invadono la mente di Arnon.

Al secondo piano vive Hani, che ha due figli ed è sposata con Assaf che però è spesso fuori per lavoro. Un giorno alla sua porta bussa Eviatar, il fratello di Assaf, in fuga dalla polizia a causa di una truffa.

Infine, Dovra è un giudice in pensione che vive al terzo piano, da sola da quando è morto suo marito. Un giorno decide di scendere in strada per partecipare a delle manifestazioni di piazza. Da lì in poi si innescherà una serie di eventi che riguarderanno anche il figlio Arad, di cui i genitori hanno perso le tracce da tempo. Tutto questo Dovra lo racconta al marito lasciandogli dei messaggi in una vecchia segreteria telefonica che ha trovato in casa con la sua voce registrata.

Queste tre storie viaggiano sostanzialmente su binari indipendenti senza praticamente mai intrecciarsi, salvo brevissimi momenti di contatto praticamente fortuito tra gli abitanti della palazzina.

L'idea di fondo è che i tre piani - e le relative storie e personaggi - corrispondano alle tre istanze della personalità secondo Freud, l'Es (il luogo dei contenuti psichici rimossi), l'Io (la parte cosciente) e il Super-Io (l'insieme degli ideali provenienti dall'esterno).

Ma la parte più interessante dal mio punto di vista non è tanto la sottotrama psicanalitica che si può provare a leggere nelle storie di questi personaggi, bensì la capacità di Nevo di conferire a questi personaggi un'umanità potente e sincera, che pagina dopo pagina si infila sotto la pelle e ci racconta qualcosa di noi. Non importa quanto le storie raccontate siano lontane dal nostro vissuto, Nevo riesce comunque a parlare a ciascuno di noi come ogni grande scrittore è in grado di fare.

Certo, poi va detto che La simmetria dei desideri è più appassionante e coinvolgente e forse funziona meglio a livello di struttura narrativa. Qui c'è qualcosa di un po' rigido e meccanico che rende la lettura soddisfacente solo a tratti. Quindi se volete approcciarvi a questo autore fatelo a partire da La simmetria dei desideri.

Però Eshkol Nevo merita sempre una lettura.

Voto: 3/5

lunedì 17 luglio 2017

Fuggire / Guy Delisle

Fuggire: memorie di un ostaggio / Guy Delisle; trad. di Giovanni Zucca. Milano: Rizzoli Lizard, 2017.

Guy Delisle è uno dei miei disegnatori di fumetti preferiti, soprattutto per quanto attiene al genere del graphic journalism, e non solo.

In questo caso Delisle ci racconta circa tre mesi di prigionia di Cristophe, un francese alla sua prima missione con Medici senza frontiere, preso in ostaggio in Cecenia il 1 luglio del 1997.

Dal momento in cui apriamo l'albo sappiamo che Christophe si è salvato, visto che ci viene detto subito che queste pagine sono il racconto a fumetti nato dall'intervista in cui Christophe ha ricostruito quei lunghissimi giorni.

In pratica, ci troviamo di fronte a un poderoso (anche in termini dimensionali) fumetto in cui - tranne che nelle prime pagine e nell'ultima parte - non succede praticamente nulla. La parte iniziale racconta le circostanze del rapimento e l'ultima parte il modo in cui Christophe si è salvato.

Per il resto, c'è un uomo che per più di due mesi è rimasto in una stanza vuota ammanettato a un termosifone, con le pause per la colazione, il pranzo, la cena, i bisogni fisiologici come unici diversivi di giornate sempre uguali a se stesse.

Eppure Delisle riesce in un'impresa impossibile: tenerci incollati alla pagina in uno stato di condivisione emotiva sempre più forte con quest'uomo che oscilla tra momenti di speranza e di disperazione, tra improbabili piani di fuga e tentativi di non impazzire cercando di non perdere il conto dei giorni e raccontandosi mentalmente le battaglie famose, di cui è appassionato.

Il Christophe protagonista di questo albo - come forse noterà chi ha letto i precedenti graphic novel dell'autore - ha qualcosa di Delisle, nell'essere un uomo mite e inerme, dotato di una grande ironia ed autoironia, nonché di una curiosità e di una forza di volontà, che saranno la sua salvezza. Una specie di antieroe con cui - pur nella non sovrapponibilità delle esperienze - è impossibile non identificarsi.

Non si può non riconoscersi nelle paure e negli slanci di Christophe, nel suo spaesamento di fronte a una situazione assolutamente surreale, eppure purtroppo più che reale, nonché non provare sotto la pelle i suoi stati d'animo altalenanti.

Con questo albo Delisle da un lato ci consente di conoscere una vicenda forse poco conosciuta e lo fa dall'interno e con un linguaggio accessibile a tutti, dall'altro conferma ancora una volta le sue straordinarie qualità narrative e di disegno e lo fa con una sfida difficile e decisamente diversa dai suoi lavori precedenti.

Uno dei più grandi fumettisti contemporanei, secondo me.

Voto: 4/5

venerdì 14 luglio 2017

Il paradiso dei surfisti: da Bordeaux a Biarritz in bicicletta

E anche quest'anno eccoci in sella ad una bicicletta per affrontare il nostro sedicesimo cicloviaggio itinerante.

La meta è la costa sud-occidentale della Francia, da cui ci allungheremo poi (ma in macchina fino in Spagna, a San Sebastián, in basco Donostia).

Il punto di partenza è Bordeaux, dove arriviamo in una giornata calda e mentre tutte le televisioni annunciano l'"allerta canicola", anche se le nostre consultazioni delle previsioni meteorologiche dicono che durante la settimana di bicicletta dovremmo avere brutto tempo.

Alla fine potremo considerarci fortunate, visto che durante le sei tappe in bicicletta avremo tempo in parte coperto, ma vedremo col sole i posti che andavano visti col sole e prenderemo solo qualche goccia di pioggia.

Complessivamente faremo circa 375 km così ripartiti:

1. Bordeaux - Lacanau Océan (80 km)
2. Lacanau Océan - Arcachon (50 km)
3. Arcachon - Biscarrosse plage (35 km + 4)

4. Biscarrosse plage - Mimizan (67 km)
5. Mimizan - Moliets-et-Maa plage (65 km)
6. Moliets-et-Maa plage - Biarritz (84 km)

A parte la prima tappa che dall'interno (Bordeaux) ci porta sull'oceano (Lacanau Océan), per il resto l'intero viaggio si svolge sostanzialmente lungo la costa, prevalentemente nella infinita pineta che copre il 66% del territorio delle Lande di Guascogna, l'area della Francia in cui svolge la maggior parte del nostro percorso.

Le tappe sono quasi completamente in piano e quasi completamente su pista ciclabile, quella che affianca tutta la costa atlantica e che i francesi hanno denominato Vélodyssée. Solo piccolissimi tratti hanno qualche saliscendi affrontabilissimo. Del resto, qui si invecchia e le cose troppo sportive non ce le possiamo più permettere.

Senza entrare nel dettaglio delle singole tappe, proverò a darvi un'idea complessiva di questo percorso attraverso alcuni elementi caratteristici o situazioni memorabili che hanno caratterizzato la nostra vacanza.

Innanzitutto questa parte della costa francese è - come dice anche il titolo di questo post - un vero e proprio paradiso dei surfisti: io pensavo che i surfisti ci fossero solo sulle grandi spiagge di posti esotici e invece in questa regione è pieno di scuole di surf e di surfisti di tutte le età, tanto che - ho scoperto - a Biarritz si è svolto il campionato mondiale di surf 2017 (addirittura!).

Personalmente mi hanno molto affascinato le grandissime, infinite, spiagge sull'oceano, e il vento atlantico che fa cambiare il cielo nel giro di pochi minuti. I cieli atlantici sono una delle cose più belle che io abbia mai visto, con le loro profondità, la loro mutevolezza e i loro contrasti di colori. Tra le numerose, mi sono piaciute moltissime le spiagge di Les Estagnots, di Capbreton, di Moliets Plage. Indimenticabili.

A Biarritz poi - poco dopo essere arrivati in bicicletta (per fortuna!) - si alza un vento che è difficile descrivere. Di quelli da mare in burrasca, da persone che si devono tenere al corrimano e che non riescono a risalire la strada che porta verso la costa basca.

Un'altra cosa che mi ha colpito è la scoperta che l'identità basca non è qualcosa che appartiene solo ai paesi baschi spagnoli (che pure in parte tocchiamo con la nostra puntata a San Sebastián), ma anche alla sua parte francese, risultando riconoscibile da numerosi punti di vista.

In quest'area una delle cose più straordinarie da visitare è la dune du Pilat, una duna di quasi 120 metri di altezza per tre chilometri di lunghezza, di sabbia bianchissima, che si affaccia sul bassin d'Arcachon ed è visibile anche da parecchio lontano. Salire sulla duna è un'esperienza emozionante (un po' meno quando ci devo risalire perché S. ha perso una scarpa e le fa male il ginocchio ;-) ), perché ci si trova tra il verde scuro della foresta alle spalle e l'azzurro intenso del mare davanti a noi. Da restare a bocca aperta per ore.

Bella anche la passeggiata serale ad Arcachon, con il tramonto delle ore 22, che ci porta dal porto fino al centro della città lungo il mare.

Una particolarità di quest'area (interamente sviluppatasi sulla sabbia; non c'è terra rossa da nessuna parte) è che i paesi lungo la costa sono sempre doppi, quello nell'interno e quello sviluppatosi direttamente sul mare (e che è identificato dall'aggiunta di Océan o Plage al nome della cittadina).

È una Francia diversa da quella a cui siamo abituate, perché di centri storici, borghi medievali, chiede e patrimonio storico-artistico ce ne sono pochi (tra questi Bayonne e Biarritz, oltre ovviamente a Bordeaux), mentre ci si può immergere completamente nei paesaggi boschivi, lacustri e marini. In compenso va assolutamente visitato il borgo ostricolo che si sviluppa tra Le Canon e l'Herbe, pieno di casupole affacciate sul mare dove si allevano e si mangiano ostriche a ciclo continuo.

Resta invece sempre valido che in Francia secondo noi si mangia benissimo, e qui mangiamo soprattutto tanto pesce, sfruttando il fatto di essere vicini al mare. Tra i posti migliori in cui abbiamo mangiato segnalo Casemate a Lacanau (dove ci siamo fermate per un pranzo veloce), Le Kayok a Lacanau Océan (un posto un po' troppo moderno per i nostri gusti, ma dove abbiamo mangiato bene con vista sull'oceano), Le Bistrot du port a Arcachon (lontano dal centro turistico e con un ottimo rapporto qualità-prezzo), L'Emeraude de Bois a Mimizan (un bellissimo logis con ristorante, gestito da una coppia, dove abbiamo dormito e mangiato benissimo), la creperie Blé Noir a Biarritz, La grillerie du port a Saint Jean de Luz, l'ultimo paese francese prima della Spagna (un paese bomboniera, dove - in questa piccola taverna - mangiamo sardine, cozze e tonno a volontà).

Ovviamente non ci facciamo mancare ogni mattina - e non solo - croissant, brioche, pain au chocolat, tutte cose che rendono la colazione uno dei momenti più attesi della giornata e le boulangeries una delle cose più ricercate sui nostri percorsi.

Tra gli alberghi in cui alloggiamo, oltre al già citato L'Emeraude de Bois, ci colpisce anche l'Hotel du Golf, non tanto per gli interni (fin troppo chic per i nostri gusti) ma perché è collocato in un'area boschiva lontana dai centri abitati, in parte adibita al golf appunto. L'altra faccia della medaglia è la Pension Izar Bat a San Sebastián, un piccolissimo alberghetto nel centro che ha tutto l'essenziale (peccato che il proprietario sia fissato con le pulizie e dunque non solo lo incontriamo continuamente che lava per terra, ma mette anche la lavatrice a ogni ora del giorno e della notte e al termine del ciclo di lavaggio non va a spegnere il fastidioso fischio che la lavatrice emette per ore! :-0)

L'ultima parte del nostro viaggio si svolge in territorio spagnolo, con base a San Sebastián. In realtà ci stiamo solo 48 ore, ma riusciamo a non farci mancare nulla: la salita alla collina dove c'è la statua del cuore di Gesù (il cosiddetto monte Urgull) con la vista delle due grandi baie su cui si sviluppa la città, la lunga passeggiata sul lungomare dove vediamo alcuni dei surfisti più bravi incontrati durante la vacanza, il giro serale dei pinxtos (la versione basca delle tapas), per il quale consigliamo certamente Gorriti (di fronte al mercato coperto) e anche il Bar Sport (peccato che capiamo troppo tardi che ad ogni giro di bar non si debba per forza ordinare un bicchiere intero e dunque dopo i primi due siamo già alticce ;-) ), il duomo, le stradine del centro storico (dove dormiamo e che attraversiamo su e giù una marea di volte). Il secondo giorno riusciamo anche a fare un giro a Hondarribia, l'ultimo paesino spagnolo prima della Francia, e scavalliamo il confine fino a Saint Jean de Luz.

Insomma, bello anche questo assaggio basco, che ci ha fatto venire voglia di tornare nonostante il freddo (l'ultimo giorno siamo vestite a cipolla con tutto quello che abbiamo portato) e le improvvise lavate che ci prendiamo quando il meteo atlantico pazzo passa in pochi minuti dal sole all'acquazzone.

Al ritorno la nostra valigia imbarcata sull'aereo che ci riporta a Roma è strapiena di sardine e acciughe da mangiare e regalare, in modo da portare un po' vacanza ancora con noi per qualche mese.