venerdì 25 settembre 2015

Ebridi in salsa greca: le isole Fourni (e Samos) - Parte II

Il giorno successivo (la puntata precedente potete leggerla qui) è dedicato all'esplorazione della parte settentrionale dell'isola, quella che va verso Kamari e Chrisomilia (l'altro borgo grandino dell'isola). Abbiamo al seguito le nostre spanakopite, comprate al panificio che ormai è diventato per noi una specie di tappa fissa.

Arrivate quasi a Kampi Chrisomilia (la parte sul mare del borgo), vediamo sotto di noi due spiagge bellissime, e andiamo un po' su e giù per capire come ci si arriva. Poi un motorino parcheggiato vicino a un bidoncino dell'immondizia ci indirizza nella giusta direzione. Ed eccoci in quest'altra bellissima spiaggia dall'acqua verdissima e limpidissima, con i ciottoli e le immancabili tamerici, nonché pochissima gente (se si escludono i greci che arrivano in spiaggia verso le 18,30! ;-) ). Sulla via del ritorno facciamo tappa verso Bali (non quella thailandese, eh! ;-) ), dove ci fermiamo per un ultimo bagno su una spiaggia dove non c'è nessuno, in verità una strana spiaggia fatta di ciottoli e terra, con un mare pulitissimo ma un fondale strano.

La sera, dopo un pasto leggero ancora da Kali Kardia, andiamo a fare un giro alla festa di ferragosto sul porto, con le danze tradizionali (a dire la verità un po' tutte uguali, e che ricordano molto i balli del sud dell'Italia) e tavoloni di gente che mangia soprattutto souvlaki.

Il giorno successivo, dopo aver cambiato scooter (perché il precedente era prenotato), con il nostro assurdo Typhoon col manubrio storto (!) decidiamo di andare alla spiaggia di Petrokopio, in realtà non la parte che prende il nome dalla cava di epoca antica e su cui ci sono pezzi di pietra bianca già parzialmente lavorati, ma in quella immediatamente successiva. Qui ci sono un po' di campeggiatori (abusivi) che infatti vengono ripresi dalla polizia locale, anche se poi alla fine restano lì. Boh! A un certo punto, quando i nostri asciugamani utilizzati per creare un po' d'ombra non bastano più e visto che le tamerici sono tutte occupate dai campeggiatori, decidiamo di spostarci a Kamari per un ultimo bagno pre-cena, cena che faremo ovviamente alla taverna, questa volta piena di italiani vocianti e con il solito cameriere che sembra totalmente fatto.

L'indomani ci siamo messe in testa di fare un sentierino a piedi che è segnato sulla mappa e che parte poco prima dei mulini e sembrerebbe scendere a una spiaggetta parecchio isolata. Quando arriviamo a quello che dovrebbe essere il nostro punto di partenza non vediamo alcun sentiero; in compenso ci imbattiamo in una casa fichissima, in stile greco, ma fatta con un gusto e una cura dei particolari che fa pensare alle case che si vedono sulle riviste di design (scopriremo poi che appartiene a degli italiani! La vedete qui accanto).

Dalla casa prendiamo effettivamente un sentiero che dovrebbe portare alla spiaggetta deserta, ma cammina e cammina sbuchiamo sulla strada! Facciamo un altro tentativo imboccando l'ennesimo sentierino tra rovi e arbusti ma quando siamo a poche decine di metri da una spiaggia deserta c'è un passaggio che non ci azzardiamo a fare e dunque rinunciamo :-((( E così viriamo verso Kampi (che comunque è sempre una certezza) e decidiamo di assaggiare questa aranciata che qui bevono tutti e che chiamano "soda". Scopriremo dopo che si tratta di un prodotto locale di Fourni fatto in due gusti, arancia appunto e amarene o visciole (ce ne appassioneremo ovviamente anche noi!).

Dopo la sosta a Kampi ci dirigiamo verso un'altra spiaggia che ancora non abbiamo visto, quella di Agia Savva, che sta dopo la spiaggia di Psili Ammos, e scopriamo un altro posto meraviglioso e un mare stupendo. Durante il mio snorkeling vedo addirittura una razza che nuota veloce sul fondo del mare seguita da due sogliole (presto distanziate). Veramente emozionante! Quando si libera l'ombra sotto una tamerice ci posizioniamo definitivamente a leggere, dormire e fare bagni in questo posto bellissimo. La sera sarà la volta degli spaghetti con l'aragosta da O Miltos, buonissimi, anche se noi siamo un po' imbranate a spolpare l'aragosta...

Prossima tappa della nostra esplorazione dell'isola è la spiaggia di Koumara, che abbiamo visto qualche giorno prima dall'alto. Ci si arriva dopo uno sterrato e poi una stradina e una scalinata immerse tra gli alberi (cosa strana perché invece mediamente l'isola ha solo vegetazione molto bassa, in buona parte composta di piante aromatiche). Anche questa una spiaggia tranquilla - con i suoi sassi (a questo punto ne ho già raccolti numerosi per la disperazione di C.!) e le sue tamerici - dove a un certo punto arrivano delle famiglie di greci che hanno un appoggio (i nonni?) nella campagna alle spalle della spiaggia. Nel pomeriggio tardo ci spostiamo a Chrisomilia, dove beviamo una soda e guardiamo il sole cominciare a calare. Il tramonto vero e proprio però lo andiamo a guardare dalla chiesetta di Agia Marina che sta in cima al costone di una montagna, non lontana dalla strada. Il posto è molto bello e dopo aver visto che è pieno di origano ci ripromettiamo di tornare a raccoglierlo, cosa che prontamente faremo il giorno dopo, dopo aver raccolto anche un po' di salvia e di timo nella zona della spiaggia di Elidaki.

L'ultima nostra esplorazione nell'isola principale è la spiaggia di Ormos Pavlos, cui si arriva da un lunghissimo sterrato che sbuca a est. Quando arriviamo scopriamo con nostra sorpresa che la spiaggia è abitata solo da tre capre, di cui una vedevamo dall'alto senza riuscire veramente a capire che si trattasse di una capra, e da un certo numero di galline, galli e tacchini che arrivano dalla fattoria confinante. Mare bellissimo, pieno di pesci e di ricci, e nonostante il gran vento di maestrale lo spettacolo e l'esperienza sono bellissimi.

Dopo un po' che siamo là arriva un signore con un cappello da cowboy e gli stivaloni di gomma e con un paio di occhi azzurri che fanno concorrenza al mare e al cielo (una specie di Robert Redford delle Fourni). Si chiama Nikos, lui vive là e si occupa dell'orto e degli animali. Ci prende subito in simpatia, anche se comunichiamo in uno stentatissimo inglese (e in buona parte a gesti), e ci porta prima dei fichi d'India e poi dei buonissimi fichi raccolti da lui. La giornata è davvero di grande relax, con il vento che si alza e si calma più volte durante la giornata, e noi che ci godiamo la solitudine per quasi tutto il tempo (tranne una breve visita di una coppia di amici di Nikos). Tornando facciamo una sosta a Petrokopio per un ultimo bagno.

L'ultima giornata alle Fourni, senza ormai il fedele scooter, decidiamo di fare una gita in barca verso Thimena, l'isoletta che sta proprio di fronte al paese di Fourni. Ci imbarchiamo a Kampi sulla micro-barchetta da pescatore di Dimitri, che cambia più volte idea su dove ci porterà e alla fine - dopo aver immancabilmente fatto un po' il latin lover - ci sbarca nella baia di Lakou, dove ci sono tre microspiaggette deserte e bellissime (qui uccido il mio cellulare che ho nella tasca dei pantaloncini mentre scendo un po' rovinosamente dalla barchetta per fuggire alle avances di Dimitri ;-) ). Dopo tre ore torna a prenderci e porta noi due e una coppia di greci a Keramidou, il secondo paesino dell'isola, dove ci fermiamo a mangiare dei calamari e delle patate fritte alla taverna e facciamo un bagnetto.

La nostra ultima sera a Fourni (l'indomani abbiamo il traghetto alle 7) è movimentata dalla scoperta di due scarafaggi in camera. Il primo ci paralizza e siamo costrette a chiedere l'aiuto delle vicine, il secondo lo ammazziamo in autonomia, ma la notte dormiamo con la luce accesa e quasi non chiudiamo occhio. Al porto la mattina c'è ad attenderci il traghetto Panagia Theotokos che per arrivare a Karlovassi ci mette circa tre ore e mezzo dopo un giro assurdo, che prevede anche la sosta a Ikaria.

Una volta sull'isola maggiore non sappiamo bene come organizzarci, visto che abbiamo una notte prenotata a Vathì, ma poi l'aereo parte da Pythagorion (l'una a nord e l'altra a sud dell'isola), e non abbiamo alcun mezzo di trasporto. Proviamo a noleggiare una macchina, ma non ce ne sono di disponibili, la stazione degli autobus è troppo lontana per arrivarci a piedi con le valigie al seguito, e così prendiamo un comodo taxi che ci porta direttamente al nostro albergo, Anthousa, di Vathì. La cittadina ci impressiona, perché non siamo più abituate a così tanta gente e macchine e motorini. Poi però noleggiamo uno scooter e, appena ci mettiamo di nuovo in esplorazione, ritroviamo un po' di piacevolezza. Usciamo dal paese e andiamo verso il mare; prima scendiamo alla baia di Hortoaspri, dove c'è una spiaggetta un po' ritirata dove è possibile fare il bagno nonostante il forte maestrale, poi procediamo verso la località di Agia Paraskevi, una spiaggia di ciottoli carina, anche se troppo vicina alla strada. Tornando verso Vathì andiamo a vedere com'è la rinomata spiaggia di Livadaki; la location è fantastica (quasi un lock scozzese), ma per i nostri gusti è una spiaggia troppo attrezzata e con troppa gente.

La sera andiamo a cena da Ta Kotopoula, che come dice il nome è specializzato in pollo alla griglia e allo spiedo, che assaggeremo insieme a delle buonissime verdure. E poi da lì col motorino andiamo ad Ano Vathì, il paesino vecchio abbarbicato sulla collina, che ci incuriosisce molto e dove decidiamo di tornare con la luce l'indomani. Gireremo a lungo per le stradine osservando le case con i bovindi, quelle ristrutturatissime e quelle cadenti, e guardando i bambini giocare tra i vicoletti.

La nostra spiaggia di elezione di questa zona dell'isola sarà quella di Mourtia cui si arriva attraversando la campagna alle spalle di Vathì. Una spiaggia con famiglie e soprattutto nonni con nipoti che ha una location fantastica e un'acqua da urlo, che una signora italiana continua a dire che sembra una mega-piscina. Non potevamo scegliere di meglio per i nostri ultimi bagni di questa vacanza.

Con la scorta del nostro ouzo preferito di Samos (l'ouzo Giokarinis), siamo pronte a farci portare al piccolo aeroporto di Pythagorion e a tornare in Italia.

Ma anche questa volta la Grecia si è confermata la nostra meta del cuore.

P.S. E vabbè, volevo essere più brillante e divertente, ma volevo anche raccontare quante cose belle ci sono in questo arcipelago. E alla fine il risultato è stato una galoppata tra spiagge e ristoranti! ;-))

3 commenti:

  1. Il tuo racconto mi ha commosso. Anch'io sono innamorata della Grecia, niente è paragonabile, ma da due anni non riesco ad andarci e ne soffro. Che bello i tuo viaggio. Giuro che l'anno prossimo...

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    1. La Grecia è bellissima. Non si può non esserne innamorati. Ti auguro di tornarci presto.

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  2. Il tuo racconto mi ha commosso. Anch'io sono innamorata della Grecia, niente è paragonabile, ma da due anni non riesco ad andarci e ne soffro. Che bello i tuo viaggio. Giuro che l'anno prossimo...

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