venerdì 20 ottobre 2017

120 battiti al minuto

Si spengono le luci in sala, si accendono quelle di una specie di aula scolastica dove si tengono le riunioni di Act Up Paris, il ramo francese di un’associazione americana che tra gli anni Ottanta e Novanta fece dure battaglie per i malati di AIDS.

Subito vengono messe in chiaro le regole del gioco: questo è un collettivo di attivisti e ciascuno è chiamato a dare il suo contributo nel rispetto delle regole di convivenza che il gruppo si è dato, il che non esclude un confronto a volte emotivamente duro tra i suoi componenti e lo scontro tra le diverse anime –talvolta inconciliabili – che lo attraversano.

Siamo dentro la storia con la S maiuscola, per quanto una storia spesso misconosciuta ovvero una storia che tutti abbiamo fatto finta di non conoscere o di dimenticare perché non ci riguardava.

Chiunque come me abbia vissuto la sua adolescenza e prima giovinezza tra gli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta credo ricordi benissimo cosa ha significato questa vera e propria epidemia e come sia stata interpretata dall’ipocrisia e dal perbenismo dilagante (e mai superato): una specie di punizione divina per tutti i comportamenti devianti e promiscui e un monito per tutti.

Credo che l’approccio alla sessualità di un’intera generazione sia stato profondamente condizionato da questa dolorosa vicenda, che oggi ancora non si può dire conclusa.

Ebbene, in questo orizzonte della grande storia e delle azioni collettive dell’associazione si muovono e si consumano tante “piccole” storie, come quella – in particolare – di Sean (Nahuel Pérez Biscayart) e Nathan (Arnaud Valois), due giovanissimi che si incontrano ad Act Up e si innamorano. Sean è sieropositivo, Nathan no, ma ha conosciuto e incontrato l’AIDS nella sua vita.

Il loro desiderio sessuale e il loro amore è un riscatto della vita contro la morte che inesorabilmente invade gli spazi e assottiglia sempre di più il tempo di cui Sean dispone.

Il film di Robin Campillo è fatto di lunghi dibattiti tra i membri di Act Up, di progettazione e realizzazione di azioni per sensibilizzare – sempre in modo non violento – la politica e l’opinione pubblica, di momenti di gioia liberatoria attraverso il ballo e il sesso, di amore, gelosie e conflitti, di dolore e profonda tristezza per gli amici che la malattia si porta via uno dopo l’altro.

Un film non perfetto (dal mio punto di vista tradisce qualcosa di meccanico, di non perfettamente fluido), ma profondamente sincero nella misura in cui non idealizza i protagonisti, non li fa assurgere ad eroi, e al contempo non nasconde, né passa sotto silenzio quegli aspetti che ancora oggi urtano i perbenisti e i moralisti nascosti un po’ ovunque, perfino nella comunità gay.

La realtà è complessa e sfaccettata, ognuno di noi è un groviglio di sentimenti e di contraddizioni, ideali e meschinità si mescolano in maniera inscindibile, ma ognuno dei protagonisti di 120 battiti al minuto fa quello che può per un obiettivo in cui crede come bene collettivo e individuale.

Ed è questa straordinaria e talvolta scomoda sincerità che fa la bellezza e la forza di questo film.

Se vi posso dare un consiglio: andatelo a vedere in lingua originale!

Voto: 3,5/5

lunedì 16 ottobre 2017

Much ado about nothing. Globe Theatre, 5 ottobre 2017

Ed eccomi a un altro dei miei esperimenti culturali.

Prendo - insieme a F. - il biglietto per la commedia shakespeariana Much ado about nothing in programmazione al Globe Theatre di Roma, il teatro in legno ispirato all'originale elisabettiano che è stato realizzato diversi anni fa a Villa Borghese. La novità sta nel fatto che lo spettacolo è... in inglese!

E dunque, quando i protagonisti della storia shakespeariana (rimando a questo proposito al mio precedente post in cui ne parlavo dopo aver visto lo spettacolo in italiano) salgono sul palco e mettono in scena questa commedia di inganni e di disvelamenti, all'inizio per me è uno shock, perché non capisco quasi nulla (pur conoscendo benino l'inglese).

Gli attori sono quasi tutti madrelingua e - com'è giusto che sia - giocano con la lingua del bardo per valorizzare il testo e rendere più appassionante la messa in scena.

Per la prima mezz'ora abbondante mi cullo nel meraviglioso accento britannico degli attori e mi godo la loro scoppiettante presenza scenica e la loro abilità nell'impersonare personaggi diversi e persino nell'occuparsi della musica dal vivo, dei rumori di scena e del canto.

A poco a poco identifico i personaggi e comincio a ricordare e a seguire la storia di Ero e Claudio, di Benedetto e Beatrice e degli altri personaggi che in alcuni casi impediscono, in altri casi favoriscono il trionfo dell'amore.

È praticamente solo nel secondo tempo che il mio orecchio comincia ad abituarsi agli incomprensibili suoni che gli attori pronunciano e dunque è solo da quel momento in poi che comincio a capire anche parte delle battute!

Si tratta dunque di un'esperienza in qualche modo surreale, in cui non potendo essere pienamente assorbita dall'ascolto e dalla comprensione delle parole, mi immergo nella magia del teatro a 360°. Comprendo così che la parola è solo una delle componenti di uno spettacolo teatrale, che infatti ha molte altre frecce al proprio arco per colpire al cuore lo spettatore.

E questo accade a me con lo spettacolo Much ado about nothing al Globe Theatre.

Voto: 3,5/5

giovedì 12 ottobre 2017

A settembre tra Ischia e Procida

Quest'anno mi regalo una settimana di ferie a settembre e insieme alla mia amica G. partiamo alla scoperta di Ischia, dove lei è già stata ma che non ha girato molto. E così i nostri programmi sono battaglieri :-)

Si parte la domenica in cui a Roma e a sud si attende la burrasca, e infatti il tempo è brutto e, quando arriviamo a Pozzuoli per l'imbarco, il mare è scuro e a noi sembra parecchio agitato, ma il nostro tassista ci dice che ha visto di molto peggio e con questo mare il traghetto non ha nessun problema. Infatti balliamo un pochettino, ma in maniera accettabile e in un'oretta siamo al porto di Ischia. Da qui col minibus al nostro albergo che sta sulla collina sopra Sant'Angelo, dove si arriva o a piedi oppure con il carrellino elettrico (che prenderemo solo la prima volta per portare su le valigie).

La nostra settimana sarà dettata sostanzialmente dalla variabilità del tempo atmosferico e dunque sceglieremo di volta in volta le attività che meglio si adattano ad esso.

Il lunedì il tempo è orrendo: cielo grigissimi e piogge forti e intermittenti per tutta la giornata. Non c'è molto da scegliere, così andiamo alle terme convenzionate con il nostro albergo e che sono relativamente vicine. Si tratta del Tropical, un parco termale che ha uno stile un po' anni Settanta e mostra qualche segnale di decadenza, come del resto molte altre cose nell'isola: qui passiamo la giornata per brevissimo tempo nelle vasche all'aperto e per il resto dentro o intorno alla vasca termale coperta. Non ci facciamo mancare un massaggio, anche perché la giornata altrimenti è davvero lunga.

Il giorno dopo la situazione è decisamente migliorata, così - noleggiato un motorino che ci farà compagnia per l'intera settimana - decidiamo di andare a Ischia a visitare il borgo e il castello Aragonese, che meritano entrambi e ci regalano bellissimi scorci sull'isola.

A pranzo facciamo una breve passeggiata e una sosta a Lacco Ameno, con il suo caratteristico fungo di lava davanti alla spiaggia.

A seguire andiamo a visitare i giardini La Mortella, creati da Susana, moglie del compositore inglese William Walton, quando i due si trasferirono a vivere a Ischia. I giardini sono un posto veramente magico, dove è possibile vedere fiori e piante rare e soprattutto camminare in una natura al contempo familiare e originale che si integra perfettamente con l'ambiente circostante, ma nello stesso tempo lo valorizza in modo inusuale. Belli anche i panorami sul golfo di Forio che si godono camminando per i vialetti dei giardini.

Tornando andiamo a vedere l'immancabile tramonto a Forio dalla chiesa di Santa Maria del Soccorso. Qui prima possiamo ammirare le prodezze di un giovane che fa acrobazie in bicicletta, poi ci godiamo ogni istante di un tramonto bellissimo che proietta le sue ombre sui muri bianchi della chiesa.

La giornata si conclude con la cena a Forio da La Tinaia, posto suggerito dai miei amici A. e P., dove mangiamo una pizza e un calzone napoletano davvero eccellenti (e io ci tornerei anche il giorno dopo visti i magnifici piatti di pesce che passano davanti ai nostri occhi).

Il terzo giorno ci dirigiamo verso le spiagge che stanno al di là di Sant'Angelo, le Fumarole e i Maronti. Qui ci colpiscono i pezzi di ceramica consunti dalle onde che sono frammisti alla sabbia della spiaggia (e che in parte portiamo a casa: io ne farò dei magneti da frigorifero!) e ci infiliamo nel canyon naturale che ci porta alle antiche terme romane di Cavascura, tutte interamente scavate nella pietra. Alla fine passeremo buona parte della nostra giornata tra bagno turco, aerosol naturale, docce termali e bagni termali nelle vasche naturali, nonché bagni di sole al solarium.

Verso il tardo pomeriggio andiamo invece alla scoperta della Baia di Sorgeto. Arriviamo in motorino fino all'inizio della lunga scalinata che scende a picco sul mare, dove tanta gente è già a mollo nelle vasche naturali dove le acque termali si mescolano con le acque del mare. Qualcuno è completamente ricoperto di argilla verdastra, e produce sul contesto un effetto decisamente bizzarro. Qualcun altro azzarda addirittura l'aperitivo in mare, con spritz e patatine poggiate su un salvagente con il fondo.

La sera ci spingiamo un po' verso la montagna per assaggiare il famoso coniglio all'ischitana alla Taverna Verde, che non ci delude.

Il giovedì è la giornata dedicata a Procida. Aliscafo da Casamicciola, noleggio motorino sull'isola e giro per l'isola in lungo e in largo.

Visitiamo il borgo antico vicino al carcere borbonico e al Palazzo d'Avalos, vediamo una bellissima mostra fotografica, guardiamo incantate dall'alto il quartiere dei pescatori, la Corricella (forse il panorama più fotografato di Procida), poi scendiamo alla Corricella dove - nonostante i numerosi ristoranti e bar - si respira ancora un'aria particolare; quindi andiamo verso l'altro lato dell'isola, dove c'è il ponte che la collega a Vivara (la riserva natura che però è chiusa), c'è il porto turistico e un altro bel quartiere di colori e di stradine.

Godiamo di altri meravigliosi panorami, vediamo la cosiddetta "spiaggia del postino", perché a Procida hanno girato il celebre film con Troisi, poi torniamo al porto dove facciamo un altro giro tra i vicoletti e infine rieccoci sull'aliscafo per tornare a Ischia.

L'ultimo giorno sull'isola lo dedichiamo al Negombo, uno dei due giardini termali più grandi e più famosi dell'isola (l'altro è il Poseidon).

Il Negombo occupa l'intera baia di San Montano, una baia verdissima che digrada verso il mare, dove sono state realizzate piscine, spazi termali, bagni turchi, percorsi termali di ogni genere, con acque termali alle più diverse temperature e nelle più diverse fogge. Ci si trascorre tranquillamente una giornata uscendo rigenerati. Tra l'altro la giornata - bellissima - aiuta a godere pienamente di tutti i servizi del parco. Quando torniamo facciamo anche la gita al faro di Punta Imperatore, da dove si gode una vista impagabile sul golfo di Cetara.

La sera chiudiamo in bellezza con una cena di pesce a casa Celestino, uno dei ristoranti di Sant'Angelo che si affacciano sul mare.

Sabato e domenica ci fermiamo a Napoli per un breve assaggio della città, che meriterebbe una visita certamente più approfondita. Siamo da due amiche in pieno centro storico, e tra una pioggerella e l'altra riusciamo a visitare il chiostro del monastero di Santa Chiara, la chiesa di San Domenico Maggiore, la chiesa del Pio Monte della Misericordia (dove c'è uno splendido dipinto di Caravaggio, Le sette opere di misericordia) e la relativa pinacoteca, visitiamo due delle nuove fermate della metropolitana, Università e Toledo, facciamo una lunghissima passeggiata sul lungomare. E poi purtroppo è già ora di tornare...

Che dire di questa vacanzina? Ischia è un'isola tutta da scoprire e anche se - forse soprattutto a settembre - è piena soprattutto di tedeschi e pensionati e quindi a tratti fa un po' effetto "villa arzilla", la si può vivere in tanti modi diversi e scoprirla nelle sue più diverse anime e sfaccettature, un'isola che ha moltissimo da offrire in termini di arte, cultura, gastronomia, divertimento, natura. Procida poi è un piccolo gioiellino. Un'isola alla mia misura con un'atmosfera struggente che non può lasciare indifferenti.

Qui un mio piccolo progetto fotografico su questi luoghi.

venerdì 6 ottobre 2017

La vita a rovescio / Simona Baldelli

La vita a rovescio / Simona Baldelli. Firenze: Giunti, 2016.

La vita a rovescio di Simona Baldelli è un libro che unisce il fascino dei romanzi storici e quello delle storie vere. Perché la storia di Caterina Vizzani, nata nella Roma del Settecento da padre falegname, e poi vissuta per otto anni travestita da uomo con il nome di Giovanni Bordoni, è una storia vera.

Caterina - come dice lei stessa - è nata a rovescio. Non le piacciono le attività femminili, mentre è molto brava a tenere la contabilità del negozio del padre. Ma in un mondo nel quale alle donne è consentito solo quello che gli uomini decidono per loro, Caterina è destinata presto a scontrarsi con la dura realtà. Quando si innamora - ricambiata - di Margherita, la sua vita va incontro a un rapido rivolgimento e, per sfuggire alle ritorsioni della madre di Margherita, decide di travestirsi da uomo e di fuggire.

A poco a poco l'abbandono degli abiti femminili porta con sé - nella nuova identità di Caterina sotto il nome di Giovanni - la progressiva identificazione con il punto di vista maschile e tutte le "comodità" che la vita da uomo comporta nel mondo settecentesco (e forse in parte ancora oggi).

Giovanni, che si era travestito anche con l'intento di ampliare lo spazio del "mondo a rovescio", man mano che si sente più potente e realizza la scalata sociale dimentica le sue intenzioni iniziali e in qualche modo assimila la visione del mondo dominante. Solo quando la sua nuova vita si sfalda comprende il tranello sociale nel quale è caduto per il solo fatto di vestire abiti maschili e di essere trattato come uomo.

Come l'autrice ci spiega nella nota finale, il romanzo è il risultato di un lavoro d'archivio e la storia di Caterina Vizzani è vera nelle sue linee essenziali, sebbene la scrittrice abbia dovuto inevitabilmente riempire gli "spazi bianchi" della storia con la sua immaginazione, ma restando coerente con il profilo del personaggio come emerge dagli atti.

Il libro è di gradevole lettura, a tratti divertente, molto scrupoloso dal punto di vista della ricostruzione storica, e certamente induce numerose riflessioni sui temi dell'identità di genere, sulla storia del rapporto uomo-donna, sul profondo imprinting psicologico che la società incide negli uomini e nelle donne riguardo al loro posto nel mondo.

È anche un'amara riflessione sul fatto che a volte - senza esserne consapevoli - le stesse donne hanno accettato il posto nel mondo loro imposto dagli uomini e hanno contribuito a perpetuare un ordine delle cose che non ha alcun fondamento naturale e che è invece solo un portato sociale.

Un libro che mi è capitato per le mani per caso e che invece consiglio di leggere a tutte le donne e a tutti gli uomini.

Voto: 4/5

mercoledì 4 ottobre 2017

'77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren. Museo di Roma in Trastevere, 24 settembre 2017

Con il mio amico M. arriviamo al Museo di Roma in Trastevere convinti che ci sia la mostra dell'agenzia fotografica tedesca Ostkreuz, e invece scopriamo alla biglietteria che è finita due giorni fa e che ora c'è la mostra dedicata al 1977 e ai lavori di Tano D'Amico e Pablo Echaurren.

Lì per lì siamo un po' spiazzati ma - come dice M. - bisogna farsi sorprendere dalla vita e così, facendo a turno - visto che la bellissima border collie Tara non può entrare - andiamo a scoprire questa mostra.

Ed effettivamente la sorpresa si rivela del tutto soddisfacente.

Si tratta di tre spazi espositivi che raccolgono le fotografie con cui Tano D'Amico ha raccontato il Movimento del '77, seguendolo nei luoghi, negli episodi e nei volti più significativi, e i disegni e gli scritti dadaisti che Pablo Echaurren ha pubblicato - principalmente, ma non solo - su Lotta continua.

L'allestimento è completato da bellissime citazioni degli stessi Echaurren e D'Amico sulla fotografia e sul Movimento, nonché da riproduzioni dei testi di alcune lettere e scritti di giovani sconosciuti che del Movimento hanno fatto parte. Una saletta è dedicata alla visione di un video in cui D'Amico ci racconta la storia delle sue fotografie e l'atmosfera di quegli anni.

Le fotografie sono in linea di massima raggruppate per avvenimenti e/o per temi rappresentati: si va così dalle fotografie che testimoniano i momenti collettivi, i bagni di folla, i conflitti con la polizia a quelle che raccontano le persone attraverso i loro volti in momenti pubblici o di intimità.

Le foto di D'Amico sono di grande impatto emotivo e certamente meritano una valutazione che vada al di là della semplice documentazione di un fenomeno, dal momento che dimostrano un occhio fotografico e una qualità compositiva di tutto rilievo.

Del resto, anche dall'intervista video del fotografo e dalle citazioni a corredo della mostra è evidente che D'Amico ha un'idea molto precisa e personale della fotografia e non è certamente un fotografo improvvisato.

Ovviamente la mostra suscita anche molte riflessioni su quel momento e sui suoi esiti, sull'eredità che ha lasciato e su certi suoi fallimenti. Ma su questo non mi sento la persona più adatta a esprimermi perché non ho competenze né ho fatto approfondimenti sufficienti in merito.

Voto: 4/5